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DISTRETTO SANITARIO DI BRONTE

 

 STORIA DELL'OSPEDALE  "CASTIGLIONE-PRESTIANNI" DI BRONTE E IL NUOVO PROGETTO

 

La Sanità ha sempre camminato di pari passo con l'evoluzione della società. Le prime leggi del Regno parlano di tubercolosi, malaria, indici di povertà e d'aree non bonificate. Lo sviluppo industriale degli anni '60 e '70 introduce i concetti di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel 1979 si istituisce il SSN come modello di amministrazione integrata. Con la caduta del muro di Berlino, si passa dal territorio alla globalizzazione con i vincoli alle risorse disponibili. La Sanità passa alla Regione Sicilia, che prontamente favorisce la nascita dei grandi ospedali nelle periferie delle città per contrastare la conurbazione e individua gli ospedali di provincia da ristrutturare, tra i quali quello di Bronte. Osservando il progetto, viene in mente la massima c'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico: il sistema progettuale non è piastra-torre o harness, ma un classico ospedale a padiglioni, tanto caro a Le Roy, unica possibilità di riutilizzare il patrimonio ospedaliero esistente. Politicamente moderna è invece la base culturale del progetto: sapiente mediazione tra la difesa del modello solidaristico e la crescente voglia di programmazione e autonomia locale.

Il Paziente chiede cure efficaci e appropriate, accoglienza, comfort e informazioni chiare sul suo stato di salute. Gli Operatori chiedono mezzi adeguati e organizzazione. La Dirigenza chiede il rispetto delle regole fissate e degli indicatori definiti. Le Istituzioni chiedono un servizio efficiente, equo ed economicamente sostenibile. Sembrano aspettative diverse, ma in realtà tutti chiedono lo stesso Modello Organizzativo: un sistema di qualità: offrire le migliori cure possibili, col minore costo possibile e soltanto a coloro che ne hanno bisogno.

Uno degli obiettivi di questa Amministrazione è fare Bronte più bella. Anche per l'ospedale, rilanceremo l'idea di un ospedale bello, perché la tecnologia non contrasta con la qualità architettonica, la quale contribuisce non poco al benessere psicologico del paziente: gli ospedali non saranno mai luogo di villeggiatura, ma non possono continuare ad essere, come spesso accade, un luogo da incubo. Solo in tal modo, a lavori finiti, l'ospedale di Bronte sarà pronto a diventare ospedale di comunità, capofila di una serie di country hospital distribuiti in questa zona.

Per riuscire in questo obiettivo, l'Amministrazione ha programmato un parcheggio ad uso dell'ospedale nella vicina Via Lucciola, a breve attiverà una pista per l'elisoccorso e, nel Piano Regolatore recentemente adottato, è stata prevista una ampia zona sanitaria per l'ospedale del terzo millennio, il quale si chiamerà, in ogni caso, "Castiglione - Prestianni" di Bronte, perché il nostro ospedale è un patrimonio della nostra città, che questo gruppo politico, fino a quando ne avrà la forza, difenderà con ogni energia.

Per questo sentiamo di poter dire che, qualunque sarà lo scenario futuro della Sanità, l'ospedale "Castiglione - Prestianni" di Bronte ne farà parte.

 

Il Consulente per la Sanità

Dott. Salvatore Gullotta

COMUNE DI BRONTE

DIPARTIMENTO SANITA'

Il Sindaco

Sen. Giuseppe Firrarello


 LA STORIA

 

Le prime notizie certe che riguardano un ospedale a Bronte risalgono all'autunno del 1574, quando Mons. Ludovico Torres I nella sua visita pastorale nel nostro Comune, si recò alla Chiesa di San Leonardo, con il convento, fuori città (c/da Conventazzo)), che si erga tutta in rovina; comandò che si restauri e che si eriga ivi un luogo ospitar come era stato trattato con i giurati della stessa città (1).

Nel suo testamento del 26 ottobre 1635, il Sac. Luigi Mancani ordinò la costruzione della Cappella dell'Assunta da fondarsi dentro la Chiesa dell'Astinenza (l'attuale Chiesa del Rosario), alla quale lasciò un fondaco e un mulino di sua proprietà e destinò che parte del suo denaro contante si habbia e debba applicare per accomodamento reparatione dell'ospitale di detta terra (2). Era, quindi, evidente che nel 1635 esisteva in Bronte un ospedale pubblico, ma guasto e cadente.

La cappella passò per titolo di parentela nel Sac. Giuseppe Pace e da ess'o (1645) in proprietà al nipote, Dr. Lorenzo Castiglione Paci, Barone di Pietra Bianca, illustre giureconsulto e parlamentare brontese, gloria e vanto di Bronte, e primo grande benefattore dell'ospedale. Egli, con suo testamento del 1 ottobre 1689, nominava erede universale la cappella dell'Assunta, sede della Compagnia dei Bianchi, con l'obbligo che il reddito dei beni fosse destinato conservandi, erigendi et fundandi hospitale pauperum. A quel tempo a Bronte c'erano 1.834 fuochi (case) per 7.151 abitanti (3).

L'antico Nosocomio di Bronte era sito in via Ospedale Vecchio, che ancora oggi esiste, in un manufatto che oggi ospita, oltre ad abitazioni private, anche il Circolo di Cultura "Enrico Cimbali"

Nel 1714, il bilancio dell'ospedale, era di onze 128 di lordo, di netto onze 93 e tarì 12 (1). Nel 1862, con la Legge Rattazzi, l'ammini­strazione dell'ospedale viene affidata alla Congregazione di Carità (l'ex Compagnia dei Bianchi).

Dalla Legge 20 marzo 1865 n. 2248, che affidava la tutela della Salute Pubblica al Ministero dell'Interno, ne derivava lo Statuto organico dell'ospedale dei poveri (15 giugno 1875) del quale i mezzi consistono in rendita iscritta sul debito pubblico italiano, in canoni enfiteutici e pigioni di case dell'ammontare complessivo annuo di lire 2.749.

Lo statuto firmato dal Pres. Nicolò Lenza, dai componenti Arcangelo Spedalieri, Giuseppe Artale, Gregorio Venia, Antonio Isola, Giuseppe Camuto e dal segretario Felice Cim­bali fu controsegnato nell'agosto dello stesso anno dal Segretario della Deputazione provinciale di Catania ramo Opere Pie, Vincenzo Giuffrida, dal Ministro G. Cantelli e dal Re Vittorio Emanuele lI.

Si arriva al 1882, quando all'occasione di aversi dovuto diroccare il campanile per l'ampliamento della via rotabile centrale, furono trasportatigli infermi nel Convento dei Cappuccini (2).

Nel 1889 l'ospedale diventa I.P.A.B. Bronte che allora contava circa 16.600 abitanti (4), la tubercolosi ed il colera provocavano epidemie senza controllo a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie. Molti brontesi, infatti, vivevano in tuguri, sovraffollati e, spesso, in promiscuità con gli animali.

Il Sac. Giuseppe Prestianni (1849-1924), rettore benemerito del Real Collegio Capizzi (1892-1916), pensò ad un nuovo ospedale. Egli comprò (spese di suo circa £ 70.000) alcune casette ed un adiacente terreno lavico sulla via provinciale, sotto la stazione ferroviaria della Circumetnea, tra l'attuale via M. Pagano ed il Corso Umberto, che donò alla Pia Opera "Ospedale dei poveri". La scelta del luogo a quel tempo non parve felice al Radice: sorse sotto la stazione ferroviaria, sulla via provinciale, addossato a un gran muro di lava e circondato da case, donde l'occhio dei poveri infermi invano cercherà un fil di verde che loro accresca e rallegri in cuore la speranza della guarigione.(1)

Di diverso avviso era G.B. Ughetti dell'Università di Catania che, nella rivista Ospedale Castiglione - Prestianni, scriveva: i quattro ospedali di Catania hanno 800 posti letto. Per il medico provinciale, dott. Consoli, dovrebbero averne 1.500, cioè nella pro­porzione di 5 letti per ogni migliaio di abitanti. Di qui la necessità di ospedali nei centri secondari. Il Comune di Bronte sta già per dotarsi di un ospedale degno della sua importanza. Questo ha il vantaggio di alleviare le spese delle città maggiori e di evitare il trasporto dei sofferenti in punti lontani. Perché vi sono pure malattie credute inguaribili, ma l'anima è curabile sempre e questa reagisce beneficamente su quelle. Mentre i medici pongono in atto le cure, l'ambiente tiene alto il morale degli infermi. Ed il paesaggio che circonda la cittadina di Bronte, cui sovrasta l'Etna fumante da un lato e dall'altro l'ampia e ridente vallata del Simeto, è fra i più suggestivi che sia dato contemplare. Nello stesso periodo (1921) scriveva E. Levi: l'ospedale deve essere industrializzato. Le cure rappresentano i meccanismi di cui il medico si serve per rendere la salute al corpo. Tali mezzi devono essere perfezionati con ogni energia affinché il ricovero negli ospedali sia ridotto al minimo e la perdita di vite umane ristretta nei limiti compatibili con le odierne conoscenze scientifiche. Le spese imposte da tali cure non sono improduttive: la loro contropartita è rappresentata dai capitali guarigioni, che vengono restituiti alla comunità".

Il Prestianni proseguiva con tenacia la sua opera: chiese al Comune un contributo di £ 20.000 (votato dal Consiglio Civico il 28 gennaio 1901) ed ottenne dalla Congregazione di Carità l'alienazione dei vecchi locali dell'ospedale e di parte dell'ex Convento dei Cappuccini ricavandone altre £ 20.000. Diede, quindi incarico all' Arch. Leandro Castelli (lo stesso che progettò nel 1892 l'ala nuova del Collegio Capizzi) di progettare l'ospedale. Questo era composto da tre corpi a più piani, uno centrale e due laterali, comunicanti tra loro per mezzo di comode gallerie coperte.

I lavori, interrotti durante la pri­ma guerra mondiale, ripresero nel 1921, grazie anche alle tante sottoscrizioni dei brontesi: una Associazione di emigrati brontesi (la Società "MSN Spedalieri") dalla lontana America elargì £ 6.272; i lavoratori di Bronte donarono al nuovo ospedale una giornata di paga; la Cassa Agraria di Mutuo (Banca Popolare di Bronte oggi di Lodi) nel periodo 1921-1923 devolse un totale di £ 28.000; lo storico Benedetto Radice, nel 1926, diede alle stampe le sue "Memorie storiche di Bronte" a beneficio dell'Ospedale Civico al quale cedette anche la proprietà letteraria.

 

1) Memorie storiche di Bronte Benedetto Radice

2) Gesualdo De Luca. Storia della città di Bronte, ATESA ed.

3) Giorn. Di Stat. Vol.V Palermo 1840, p.87

4) ISTAT Comuni cit. p.267

 

Un posto a parte meritano il dott. Filippo Isola e il Ten. Nunzio Aidala.

Il primo, laureatosi in medicina con lode, dopo aver fatto parte della squadra di soccorso creata a Bronte da Benedetto Radice nel colera del 1887, emigrò a New York.

Ritornato in patria lasciò per testamento £ 20.000 all'ospedale.

Il secondo, prima di partire per la guerra, dove fu ferito a morte sul S. Marco il 26 febbraio 1889, forse presago del suo destino, volle far testamento lasciando tutto il suo rilevante patrimonio all'ospedale.

In tal modo, il 3 febbraio 1923, si inaugurò il primo padiglione.

Con il venir meno del Sac. Prestianni (1924) un altro sacerdote, Benedetto Ciraldo e la locale Congregazione di Carità continuarono ad attivarsi per il completamento dell'opera.

Per effetto della Legge 3 giugno 1937 n. 847 e del Regio Decreto 16 giugno 1938 n. 1168, con decreto di Re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini (5 settembre 1938), l'amministrazione dell'ospedale viene affidata ad un Presidente nominato dal Prefetto di Catania.

Dopo la seconda guerra mondiale (Legge 5.7.1949, n.23), l'ospedale viene individuato Unità Ospedaliera Circoscrizionale n. 10.

A quel tempo, Direttore Sanitario dell'ospedale era il primario di Medicina, dott. Grisley; il primario di chirurgia era il dr. Pecorino il quale, senza compenso alcuno, ogni sabato veniva da Catania per eseguire gli interventi chirurgici.

L'assistenza era garantita con zelo dall'allora Superiora Madre Maria Teresa e dalle sue collaboratrici, dall'infermiere don Biagino, da Maria Laganà, da Zambataro Nunziata, dalla signora Gangi, da Donna Santa che accudiva alla pulizia dei malati, da donna Tana e sua figlia Maria Teresa addette alla lavanderia.

Alla porta vi era don Nunziato, che aveva anche il compito di prelevare dalle botteghe la carne e la ricotta per gli ammalati.

L'autista era Turi Scalisi.

 

Le pratiche amministrative venivano espletate dai dipendenti comunali Gliozzo Michelangelo e Liuzzo Giuseppe, negli orari extra ufficio.

I posti letto complessivi erano 30; 20 di medicina e 10 di chirurgia situati in due vasti saloni esposti ai rigidi inverni, nonostante la presenza di due grandi bracieri. Non c'era laboratorio analisi e la diagnosi si basava sull'intuito clinico del personale medico.

Solo il sabato funzionava un servizio di radiologia (che creò la caduta del pavimento dove era situato) diretto dal dr. Mannino convenzionato con l'Ente, fruibile solo dai ricoverati, mentre i cittadini dovevano recarsi all'INAM di Paternò o a Catania per le prestazioni radiologiche.

In questo scenario, il 1952 rappresenta un anno cruciale per l'ospedale. A quel tempo, con decreto Prefettizio, veniva nominato Presidente delle Opere Pie di Bronte (Ospedale, Collegio Maria, Casa Rubino) il sacerdote Antonino Rubino.

I risultati non si fecero attendere.

Nel 1958, mentre veniva istituito il Ministero della Sanità (Legge 13 marzo n. 296), nell'ospedale si attivava il reparto di Ostetricia e Ginecologia con 20 posti letto, situato al primo piano nella parte anteriore del padiglione di destra.

Nella parte posteriore dello stesso, nel 1962, i bambini, che prima venivano ricoverati con gli adulti, avevano il loro reparto di Pediatria con 18 posti letto.

Sempre nel 1962, la ditta Tecno di Messina installava nell'ospedale il primo impianto di termosifoni che si fosse fatto a Bronte. Intanto sorgeva il laboratorio di analisi cliniche così ben attrezzato da meritarsi il convenzionamento con i maggiori enti assistenziali (INAM - INADEL ecc.).

Con decreto 1 agosto 1962, il medico provinciale classificava l'allora infermeria "Castiglione - Prestianni", ospedale di terza categoria.

Si inaugurò un nuovo padiglione nel 1967, quello che guarda a Corso Umberto, destinato ad accogliere il reparto di Medicina e la Radiologia (potenziata con un finanziamento ad hoc di £ 98.748.000).

Fu, inoltre, costruito un altro padiglione, strappato alla dura roccia lavica, aggregato al corpo principale da un tunnel aereo.

Con la Legge 12 febbraio 1968 n. 132 (riforma ospedaliera e nascita degli Enti ospedalieri) e i relativi Decreti nn. 128, 129, 130 del 1969, la Giunta Regionale, (seduta del 15 dicembre 1970) dichiarava l'Ospedale circoscrizionale "Castiglione - Prestianni" Ente Ospedaliero.

Nel 1972 il bilancio era di £ 1.071.998.608. Dai 190 ricoveri del 1950 si era passati a 3.354 nel 1971.

 

I 30 posti letto degli anni '50 lasciavano il posto a 200 posti letto nel 1975. L'esiguo personale dell'inizio del dopoguerra aveva lasciato il posto a 6 Primari, 6 Aiuti, 20 Assistenti, due tecnici di radiologia, 3 tecnici di laboratorio, 5 ostetriche, 2 caposala, 11 infermieri professionali, 49 infermieri generici, 78 unità di personale esecutivo.

Nel periodo 1975-1982 (Pres. Consiglio di Amministrazione era il  Dott. Paparo Antonio), l'ospedale viene individuato come sede per la Scuola Infermieri Professionali che, oltre alle ovvie ricadute occupazionali, ha formato tanti giovani brontesi che si distingueranno nel futuro per l'alta professionalità.

Con la Legge 833/1979, istitutiva del SSN, l'ospedale e il distretto diventano U.S.L. n. 39, per transitare nell'A.S.L. n. 3 con il D.Lgs n. 502 del 1992.

Dal quel momento, tutte le leggi finanziarie e de­creti ad hoc, si occupano soprattutto dei piccoli ospedali, al fine di rifunzionalizzarli e/o decretarne la chiusura per contenere i costi. Il dispositivo che ha messo in moto le nostre iniziative politiche in difesa dell'ospedale è, senza dubbio, il Decreto n. 280 del 1996, convertito con modifiche nella Legge 18.7.96 n. 382, con la quale si obbligava le regioni a emanare, entro il 31 dicembre 2006 (sanzione un taglio del 2% della loro quota sul FSN) il piano di ristrutturazione della propria rete ospedaliera, secondo precisi parametri (tasso utilizzo > 75%; dotazione di 5,5 pl/1.000 abitanti; tasso di ospedalizzazione del 160/1.000; min. 120 posti-letto).

L'ospedale di Bronte era a rischio. Per nulla intimoriti riuscimmo a produrre una piattaforma che partiva dal basso. Ci basammo sulla dimostrazione di come il peso dell'assistenza fosse superiore al 60% pattuito a quel tempo dal Min. del Tesoro e della Programmazione Economica, segno che l'ospedale, oltre alle sue funzioni istituzionali, assolveva anche funzioni di rete.

Insistemmo sulla particolarità dell'area geografica di appartenenza. Ponemmo l'accento sulla prevalenza delle patologie, sulla composizione del bacino di utenza (circa 50.000 abitanti), "trimmato" dell'elemento di disturbo più ovvio, cioè la composizione per età della popolazione, che mostrava la tendenza di un progressivo invecchiamento a più alto consumo sanitario (fascia 0/15 anni - 12%; fascia > 75 anni + 33%)

Questo lavoro finì sul tavolo della Giunta Regionale nelle mani dell'On. G. Castiglione, a quel tempo Assessore Regionale all'Industria. In una travagliata notte della fine di dicembre 1996, si emanò la prima legge di ristrutturazione della rete ospedaliera siciliana. Molte strutture sanitarie furono chiuse o rifunzionalizzate. L'ospedale di Bronte e la sua fulgida e secolare storia resistevano. Da quel "salvataggio, il Sen. P. Firrarello, trovò lo spunto per allestire un progetto di radicale rivisitazione dell'intero ospedale da eseguirsi con le risorse ex art. 20 della Legge 67/88':

Si sono, pertanto, analizzati dimensionamenti, collocazioni, interconnessioni tra funzioni aperte e funzioni con degenza, si è ipotizzata l'implementazione del DH, la cui consistenza nei prossimi anni, specie per gli ospedali di zona, tenderà ad eguagliare quella dei posti-letto ordinari. Si sono individuate le zone di scarico per consentire l'attività ospedaliera con lavori in corso.

Ne è nato un progetto, condiviso dall'intero sistema ospedale, per il quale l'On. G. Castiglione si metteva in moto: il 12 ottobre 1999, (nota 2N25/4698) l'Assessorato alla Sanità autorizzava l'ASL n. 3 a conferire incarico di progettazione per la ristrutturazione del RO. di Bronte per un importo di £ 6.300.000.000. Era un importante passo in avanti, ma con tale pur cospicua somma, non si sarebbe potuto completare il progetto che avevamo in mente per il nostro ospedale.

La risposta non si faceva attendere. Il 25 settembre 2001, la Giunta Regionale, presieduta dal Vice Presidente On. G. Castiglione, aumentava il finanziamento a £ 14.129.000.000, per rimodularlo definitivamente a un ammontare complessivo di £ 16.000.000.000 (€ 8.263.310,39).

Ma non ci siamo fermati all'iter progettuale. Abbiamo seguito con grande attenzione tutte le criticità connesse al funzionamento dell'ospedale. Grazie a questa azione sono stati attivati i reparti di Urologia (aprile 2002) e Ortopedia (ottobre 2003). Acquistate apparecchiature (ecocolordoppler e cicloergometro per la Cardiologia, ecografo e set urodinamica per 1' Urologia, presidi per 1' Ortopedia, aggiornamento tecnologico delle Sale Operatorie, acquisto e installazione TAC), incoraggiando l'aumento di dotazione organica di circa 20 medici e 35 Coll. Prof. Sanitari.

Ad oggi l'ospedale ha un fatturato di circa 33 milioni di Euro e, dato emblematico, ha un indice di attrazione del 65% dei ricoveri di cittadini brontesi.

Nel frattempo, il progetto era pronto: il 23 dicembre 2005, il Senatore Firrarello comunicava che il Ministro per la Salute, F. Storace, aveva firmato il decreto di finanziamento per l'ospedale.

 

 

 IL PROGETTO

 

Il progetto prevede l’esecuzione di importanti opere di ristrutturazione, ampliamento e riorganizzazione funzionale.

I nuovi ingressi di Via  Aldisio (a servizio del Laboratorio Analisi) e via Aidala (a servizio del reparto Pediatria e Neonatologia), serviranno a decongestionare il traffico dall’entrata principale.

 

L’attuale amministrazione (corpo D) ospiterà il reparto di Pediatria e Neonatologia. La sistemazione attenua la dimensione ospedaliera, prerogativa, quest'ultima, molto sentita per i bambini. Le stanze di degenza saranno previste per consentire il pernottamento delle madri. Saranno attive una sala visite e una stazione per emergenze mediche (crisi metaboliche, cardiorespiratorie, ecc.). Il reparto di degenza, con annesso un locale soggiorno e svago per i piccoli pazienti, è distinto in tre sezioni: ordinaria, una sezione neonatale (per fototerapia, ossigenoterapia in termoculla, screening ecc), una sezione per le emergenze mediche (asfissia, bronchioliti, crisi epilettiche, ecc.). Verrà, altresì, collocato un atrio con attesa e accettazione a servizio di quattro unità ambulatoriali. L'ingresso sarà esclusivo e privilegiato da Via F. Aidala.

Il Laboratorio Analisi troverà posto in un nuovo edificio a 4 elevazioni, addossato alla scarpata rocciosa posta alle spalle dell'edificio più antico. L'unità sarà dotata di tutti i servizi previsti dalle vigenti normative: PCR, Ematologia, Virologia, sala lavaggio e sterilizzazione ecc. (piano 3°); chimica clinica, spazio attesa per utenti, accettazione e consegna campioni, sala prelievi e riposo (piano 4°). L'accesso avverrà da via Aldisio.

Verranno ristrutturati e messi a norma i reparti di: Medicina, Chirurgia, Igiene Mentale, Urologia (piano terra 2° padiglione di destra al posto del laboratorio analisi), Ortopedia con annessa sala gessi (piano 1° del secondo padiglione di destra al posto del reparto di Pediatria), Ostetricia e Ginecologia. Tutti i reparti saranno dotati dei servizi di piano richiesti dalla normativa ovvero soggiorno, bagno assistito, deposito pulito e deposito sporco, cucina di reparto, stanze per capo sala, primario, infermieri e medici.

 

Le stanze di degenza di tutti i reparti sono di 1, 2 (nella maggior parte), 3 e 4 posti letto, con servizi igienici in camera, dotate di un sistema di climatizzazione estiva ed invernale ad aria primaria e fancoil posti nel controsoffitto, secondo la normativa vigente e la UNI10337, regolabile anche dall'utente in base alle sue necessità.

Ogni posto-letto sarà dotato, nelle travi testaletto, di prese di utilizzo per il vuoto e l'ossigeno, disponibili grazie ai relativi impianti centralizzati.

I reparti di degenza e i relativi servizi igienici in camera saranno dotati di impianto di chiamata infermiera con due distinti livelli di urgenza (normale ed emergenza), connessi a display alfanumerici installati nei corridoi per la segnalazione e la identificazione delle chiamate occorse. Le camere di degenza avranno tre sistemi distinti di illuminazione: due nelle travi testaletto e una di illuminazione generale dell'ambiente tramite apparecchi a controsoffitto, con rendimento cromatico nel rispetto della norma UNI 10380. Verranno messi a norma tutti gli ascensori dell'ospedale e ne sarà previsto uno nuovo adiacente alla farmacia per consentire un rapido collegamento tra il Pronto Soccorso e il Gruppo Operatorio. Inoltre, il vano scala e gli ascensori esistenti del 2° padiglione di destra saranno "prolungati" per collegarsi con il fabbricato che ospiterà il reparto di Pediatria e Neonatologia. Verranno integralmente rifatte le centrali termiche e due centrali frigorifere raccordate a due sottocentrali (anch'esse nuove) le quali provvederanno sia alla distribuzione ai vari edifici dell'acqua calda o refrigerata, sia all'alimentazione delle unità per il trattamento dell'aria primaria (UTA), collocate sulla copertura di ciascun corpo, a loro volta deputate a distribuire l'aria in modo che, in tutti gli ambienti, si ottengano le condizioni termo-igrometriche e di qualità dell'aria più favorevoli: 26°C e 50% U.R. in estate, 22°C in inverno.

Le sezioni degli impianti elettrici saranno due: una "normale" per l'alimentazione di tutti i carichi ordinari, l'altra di "emergenza" derivata dalla rete dei gruppi elettrogeni per l'alimentazione dei carichi prioritari.

Un sistema di rivelazione incendi permetterà l'installazione di sensori di fumo e/o calore a seconda del tipo di ambiente da controllare.

Saranno garantite idonee vie di fuga verso luoghi sicuri e/o spazi a cielo libero. Le scale interne saranno isolate dai reparti come dei compartimenti a se stanti (scale "a prova di fumo"). Inoltre, gli ambienti saranno compartimentati per piano e per reparto, in modo da far coincidere i reparti esattamente con i compartimenti antincendio previsti. L'accesso ai vari compartimenti, avverrà attraverso l'uso di porte resistenti al fuoco non inferiori a REI 90, munite di congegno di autochiusura ad elettromagneti.

Dovrebbero essere necessari non meno di 30 mesi per ultimare i lavori.

Riepilogo dotazione posti letto a lavori ultimati:

 

Reparto

Posti letto

Riepilogo servizi a supporto dell'ospedale

Chirurgia

24

Anestesia

Cardiologia

Farmacia

Fisioterapia

Gruppo ambulatori

Gruppo Operatorio

Gruppo Parto

Laboratorio d'analisi

Radiologia

Sala Gessi

U.R.P.

 

Medicina

24

Ortopedia

16

Ostetricia-Ginecologia

14

Pediatria

8

Psichiatria

6

Urologia

16

Riabilitazione

16

Lungodegenza

16

TOTALE

140

 


 

Si ringrazia la ProLoco di Bronte, l’Associazione Bronte Insieme, il Gruppo di Progettazione dell’Ospedale,

lo studio Architetti Longhitano e Paparo per la cortese collaborazione.

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